Del perduto senso – C’era una volta un indiano
Se si fosse almeno un indiano, subito pronto e sul cavallo in corsa, torto nell’aria, si tremasse sempre un poco sul terreno tremante, sinché si lasciavano gli sproni, perché non c’erano sproni, si gettavano via le briglie, perché non c’erano briglie, e si vedeva la terra appena innanzi a sé come una brughiera falciata, ormai senza il collo e la testa del cavallo!
Franz Kafka, Desiderio di diventare un indiano
***
Del perduto senso – C’era una volta un indiano
C’era un sogno, una stella,
sapeva di mare, reti,
fabbriche e sudore.
E c’era un ragazzo
che voleva lottare
con pochi soldi
ed una chitarra di cartone.
Aveva una penna
cui affidare l’ardore,
come una donna che
gli custodisse il dolore.
Esistevano i poeti,
i cantori, i profeti
e le sue mani erano
farfalle libere nel sole.
Sono passate le maree
senza lasciare conchiglie tra le alghe
ed il suo cavallo ammansito
reclina il capo sul fieno amargo
d’uno steccato.
Rimasticato nel cappello
ora abbassa la visiera:
la stella perduta nel
pentagramma confuso del pensiero
dentro i suoi occhi
si confonde al soprabito di scena.
C’era una volta un indiano
adesso s’è impiegato.
Alla fiera delle cose perdute
tira somme come un ragioniere:
non scontentare nessuno
il suo mestiere.
Lucifero
Joan Baez – House of The Rising Sun, 1960