È facile innamorarsi della poesia oggi. Oggi, 27 marzo 2009, è facile innamorarsi del suo corpo ansimante, della sua voce roca, della sua lingua che spinge ed esplora i confini di questo tempo. Questo italiano mai sazio di scoperte, di viaggi, di fughe ventose sul Mare del Nord.
Più a nord del Nord Italia da cui provengono la maggior parte delle voci che abitano questo Poetry Forum, St. Andrew spazza l’anima con un vento di precisione chirurgica, che spacca le labbra e spezza la voce. Questo luogo, che Rossella Riccobono offre al secondo incontro del network di AnarchicA, si schiude piano, come il bouquet fiorito di un buon rosso che lentamente dà alla testa.
In questa lenta intossicazione avviene tra Gran Bretagna e Italia la seduzione alla poesia per coloro che non le danno forma con le labbra ma l’accarezzano con le dita, con la paura costante di frantumarla o imbalsamarla, trofeo nella teca museale dei saperi. L’accademia e la poesia, qui più che nel precedente incontro, si scambiano sguardi d’intesa, si inebriano l’una delle parole dell’altra.
Ma è la parola poetica a confermarsi anarchica, promiscua, non si dà allo sguardo ma si prende il silenzio che risuona come un grido, come il grido di Dome Bulfaro che gela chi ascolta sotto le macerie del Duomo di Milano. Oppure si china a sussurrare lingue intime come il veneto di Rossella Riccobono, e si dona alla traduzione come il glaswigiano di Edwin Morgan nell’interpretazione di Mark Smith e Luca Paci.
Nella lingua, tra le lingue si snodano i percorsi psicogeografici di Eleonora Matarrese, e le esplorazioni della carne di Daniela Raimondi, che si ribellano alla medicalizzazione del corpo richiedendone la cura.Cura la lingua, la voce e la carne la poesia che si ascolta al Poetry Forum; elabora il lutto nell’interpretazione di Marco Bin, o apre all’elaborazione collettiva come negli esperimenti sul territorio di Poesia Presente.
Poesia buona come il pane, o come la Girella celebrata da Marco Simonelli ricordata da Mimmo Cangiano nella sua traversata della poesia italiana under 40? L’anelito utopico si immischia con l’elaborazione di un sociale italiano restio ad innamorarsi, che preferisce alla passione poetica l’avventura dell’‘evento’ da consumare e dimenticare. Così che nessuna frattura esponga la fragilità di questa lingua che si ripete italiana, di cui tutte queste scritture percorrono le crepe forzandole con la lingua e con i denti, con il perverso desiderio che si aprano per far crollare la fortezza Italia.
E che crolli il Duomo allora, e il vento del nord ne sparga le polveri sottili.
Serena Guarracino
non mi vengono parole,ho cominciato ad avvicinarmi leggendo qualche anno fa -lallo di angelo quattrocchi potete scrivermi grazie saluti